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Paula Scher è una delle Graphic Designer più influenti al mondo.

Afferma di aver sempre saputo di voler essere un’artista: disegna da quando era una bambina e a scuola si occupava della creazione di poster per il ballo o per le partite di football. Tuttavia, si rende conto ben presto di non essere portata per il design nella sua classica accezione così come non si sentiva particolarmente brava nelle materie in cui gli altri eccellevano. Questo fin quando non frequenta un corso in graphic design, dove a contare sono le idee: lì Paula capisce cosa è destinata a fare nella sua vita.

Quando si trasferisce a New York cerca un lavoro come illustratrice: ha un’idea ben precisa nella mente, ossia creare storie e libri per bambini. La sua prima esperienza è però traumatica: espone la sua idea per un libro alla casa editrice Doubleday e ottiene il consenso per svilupparla. Dopo aver consegnato il progetto, però, il suo capo perde tutto, e lei non ha più niente fra le mani. Si rivolge in seguito all’illustratore Stan Mack, il quale ascolta la sua idea e le propone di progettare lui stesso le illustrazioni per il libro: così esce The Brownstone.

Nel 1972 le si presenta un’occasione eccezionale: viene assunta dalla CBS Records per disegnare pubblicità. Due anni dopo viene assunta dalla Atlantic Records – concorrente della CBS – come art director, disegnando le copertine di album musicali. Un anno dopo, Paula torna a lavorare alla CBS, stavolta come art director nel reparto cover, disegnando più di 150 copertine all’anno:

«Ero una ragazzina con il miglior lavoro di tutta New York».

Nel 1982, all’età di ventotto anni, lascia il suo lavoro alla CBS e inizia a lavorare come freelancer, dando vita poi alla sua compagnia insieme all’amico e designer editoriale Terry Koppel: la Koppel and Scher.

Pentagram & il Public Theater

Nel 1991 diventa la prima partner femminile nell’agenzia grafica Pentagram, il più illustre studio di consulenza internazionale sul Design, dove si è occupata di grafica ambientale, packaging, materiale promozionale, per clienti come Microsoft, Museum of Modern Art, The New York City Ballet, Tiffany & Co, The Public Theater.

I suoi lavori più memorabili (a parte una copertina per l’album dei Boston che definisce ‘stupida’ e per la quale teme di essere ricordata per sempre) sono indubbiamente quelli per il Public Theater di New York e le sue mappe.

La collaborazione tra Paula Scher e il Public Theater ha inizio nel 1994. È la prima designer a creare un’identità per il teatro e un sistema di grafica promozionale, divenuto in seguito un punto di riferimento nei progetti di design per la promozione teatrale.

La grafica per lo spettacolo Bring in ‘Da Noise, Bring in’ Da Funk rende riconoscibile Paula Scher e il Public Theater insieme e, per la prima volta, la pubblicità del Public Theater è apparsa in tutto il panorama di New York. Scher ha la capacità di adattare ciò che vede sul palcoscenico alla carta, tramite la tipografia. Lo stile tipografico è stato poi ripreso da altri teatri, divenendo una sorta di modello per la pubblicità degli spettacoli teatrali.

«È stata una storia d’amore con il Public Theater».

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Maps

Le mappe hanno un significato più personale. Scher inizia a dipingerle per rispondere al bisogno di riconnettersi al lavoro manuale, che è quasi scomparso dopo la digitalizzazione avvenuta alla fine degli anni Novanta. Sceglie le mappe proprio per avere la possibilità di lavorare a lungo, lentamente e con calma.

Sono delle mappe con una dimensione astratta e pratica al tempo stesso: la dimensione pratica è rappresentata da una serie di componenti informative, che variano dall’età media, ai codici postali, al numero di abitanti di un determinato paese; la dimensione astratta la si può notare dal collegamento di tutti quei dati informativi tramite colori e forme, seguendo uno schema quasi ossessivo.

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Si definisce, in un’intervista per Madame Architect, fearless: senza paura. Una donna indipendente che si è fatta strada nel mondo lavorando sodo.

Ancora oggi, nonostante cinquant’anni nel settore, ama il suo lavoro e non se ne stanca mai.

«Mi motiva la speranza di non aver ancora creato il mio lavoro migliore. Creare è il cuore di tutto. Come una spinta che non si esaurisce mai. Cosa potrò fare ora?».

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https://www.pentagram.com/about/paula-scher
https://thecreativestore.com.au/creative-talk/design/interview-with-paula-scher/
https://www.artspace.com/paula_scher/india
https://www.pentagram.com/work/the-public-theater/story
https://www.pentagram.com/news/paula-scher-maps
https://www.pentagram.com/news/paula-scher-featured-in-abstract-on-netflix
https://www.netflix.com/it/title/80057883

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